Due anni da freelance: cosa ho imparato

C’è una cosa che amo molto fare in questo periodo: salutare l’anno che sta terminando per accogliere quello nuovo.

E questa volta, prima di creare la vision board o individuare la parola dell’anno, ho scelto di fermarmi un po’ di più a riflettere su alcuni aspetti che ho imparato durante questo secondo anno da freelance.

Restare, ascoltarsi

Essere freelance significa innanzitutto imparare a conoscersi.
Ci sono momenti in cui mi sento più creativa e altri, invece, in cui sento la necessità di rallentare. Per questo sto cercando di monitorare e assecondare questi ritmi che ho scoperto.
Per esempio, la mattina mi piace iniziare con una certa ritualità così sono più attiva e concentrata. E, dopo un periodo di lavoro intenso, per me è importante prendere un giorno di totale pausa: staccare mi permette di essere poi più produttiva e ispirata.

 

Restare, entro i paletti

Stabilire dei paletti orari, oltre i quali generalmente non lavoro.
Ho dovuto prender dimestichezza con questi paletti. Tu penserai “Che ci vuole, dalle 19 chiudi il pc e non lavori”. Certo e così facevo anch’io. Ma a cena, oppure durante il weekend, con il mio compagno, capitava che pensassi al lavoro. E anche in questo caso ho introdotto un gesto che mi permette di lasciare tutto (o quasi!) alla scrivania:
Scrivo una pagina di un quaderno finito il lavoro. Ed è come se fissassi un punto, se mettessi la parola fine. E questa cosa mi aiuta molto.

È importante far rispettare questi paletti anche alle persone con cui collaboro. Per questo, al posto di WhatsApp, ho scelto la mail. Questo strumento, inoltre, mi permette di avere tutte le informazioni in un solo posto e mi libera di gran lunga la mente.

Uscire, confrontarsi

Lavorare da casa, per me, in realtà, significa anche uscire di casa. Lo faccio per conoscere persone e realtà diverse dalla mia che hanno però importanti elementi in comune con me. Spesso si tratta di freelance – felici di esserlo – che amano il confronto e bere prosecco. [Questo è un pay off che ho proposto alla Rete al Femminile di Monza (No, non l’ho ancora proposta, ma è un’idea, e la staranno leggendo ora!)]
Far parte di una ‘rete’ per me è una cosa meravigliosa: mi permette di accogliere nuovi stimoli, confrontarmi con altre persone e mi fa crescere molto. Oltre agli incontri mensili della Rete al Femminile, quest’anno ho partecipato al Freelance Camp a Roma, un’esperienza bellissima.

Uscire, esplorare

L’ispirazione non arriva a comando: mi è capitato di stare davanti al foglio bianco senza che la musa ispiratrice si degnasse di venire a trovarmi. Ed io sono stata in fissa sul quel foglio ad attendere. Finché poi ho capito che ciò che dovevo fare era semplicemente uscire a fare due passi.
(oppure sfogliare una rivista, occuparmi di altri aspetti della mia attività, guardare una serie tv, insomma fare altro – a questo proposito, se non l’hai già fatto, puoi ascoltare la chiacchierata che ci siamo fatte la Personal Musa e io)

 

Uscire, dalla comfort zone

Una volta che esci dalla comfort zone (e per me, diventare freelance lo è stato) poi non ne puoi più fare a meno.  Per esempio, arrivi a scrivere un post di fine anno più personale del solito 🙂

E tu sei pronta a concentrarti su te stessa per accogliere il nuovo anno?
Hai pensato di creare una lista di ciò che ti ha insegnato il 2018?

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